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[25/03/2009] in evidenza
Sangue da cellule staminali: attenzione ai facili entusiasmi

Produrre sangue artificiale in provetta, in quantità illimitate. Questo l'obiettivo di un team di scienziati guidati dal professor Marc Turner dell'Università di Edinburgo, che mira a sviluppare sangue di tipo "0 negativo", gruppo universale piuttosto raro (lo possiede circa il 7% degli esseri umani), adatto a ogni tipo di trasfusione senza rischio di rigetto.

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico "The Indipendent", entro tre anni dovrebbero effettuarsi le prime trasfusioni sperimentali di sangue realizzato grazie a cellule staminali embrionali ottenute con la fecondazione in vitro. Non è la prima volta che équipe mediche dichiarano di essere impegnate nella riproduzione di sangue artificiale: ricerche analoghe sono attualmente svolte in Svezia, Francia e Australia.

In merito a queste notizie, le associazioni e federazioni dei donatori di sangue mettono in guardia dai facili entusiasmi.

«In primo luogo, la produzione industriale di sangue dalle cellule staminali, embrionali o adulte, non potrà avvenire che fra molti anni, in quanto, dalla partenza del progetto scientifico alla sperimentazione sull'uomo bisognerà aspettarne almeno tre», spiega Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS e coordinatore pro tempore del CIVIS - Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani del Sangue che riunisce Fidas, Avis, Croce Rossa Italiana e Fratres, «in secondo luogo, la produzione industriale necessaria per coprire i bisogni di milioni di pazienti avrà costi enormi, per cui la produzione di sangue dalle cellule staminali non potrà mai sostituire la donazione volontaria, gratuita e periodica del sangue, ma, al massimo, costituire un elemento complementare per situazioni particolari».

Sottolinea Aldo Ozino Caligaris, «Il grosso rischio che si corre prospettando un prossimo superamento dei bisogni trasfusionali è quello di indurre nella cittadinanza la credenza che non ci sia più bisogno del gesto solidale di tanti donatori, con il pericolo di mettere in crisi la raccolta di sangue ed emocomponenti, il sistema trasfusionale italiano e di conseguenza l'intera organizzazione sanitaria nazionale».

Dello stesso avviso anche il sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali Ferruccio Fazio, «Anche l'Italia sta conducendo studi per produrre il laboratorio sangue sicuro. A differenza dei britannici, che hanno scelto la strada delle staminali embrionali, nel nostro Paese gli studi sono condotti su cellule adulte, superando così eventuali problemi etici legati all'impiego di embrioni. È opportuno ricordare che quella del sangue artificiale è una produzione costosissima che non sostituirà le donazioni».

Ridimensiona gli entusiasmi anche Giuliano Grazzini, direttore del Centro Nazionale Sangue, che in un'intervista pubblicata in questi giorni sul “Messaggero” dichiara: «È la medicina dei sogni quella che assicura in tempi brevi la creazione di sangue artificiale in grado di sostituire quello umano. E, con ogni probabilità, non riuscirà mai a sostituirlo totalmente. Le staminali ci potranno permettere di creare una riserva complementare, poiché si potrà arrivare a una produzione limitata da utilizzare solo in particolari patologie».


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