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Carenza di personale nei Centri Trasfusionali, la proposta della Fnomceo

Aprire un tavolo con la Simti (Società Italiana Medicina Trasfusionale e Immunoematologia) e Università per lavorare sul tema della carenza di trasfusionisti. È ciò che propone Roberto Monaco, segretario generale della Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri), rispondendo ad alcune domande sul sito DonatoriH24 sul tema della carenza di personale nei Centri Trasfusionali.
È un problema noto, la cui soluzione riveste una chiara urgenza, che oggi pochi medici trasfusionisti coprono le turnazioni di molti; il risultato della carenza di personale influisce sulla qualità del servizio di cura dei pazienti affetti da patologie del sangue e impatta nel mondo della donazione creando disagi e ricadute sulla raccolta sangue nel territorio italiano.

Il problema della carenza di trasfusionisti dopo un anno di Covid-19

Durante il periodo della pandemia di Covid-19, la problematica della carenza di personale trasfusionista è affiorata in molteplici occasioni. Il problema è spiegato dal dott. Pierluigi Berti, ex presidente della Simti, il quale indica le chiare origini del nodo creatosi nel sistema sangue, individuando la causa nell’assenza di un percorso formativo specialistico che permetta l’inserimento degli studenti di medicina nella direzione della professione di medico trasfusionista.

La questione è stata affrontata anche dal dott. Francesco Fiorin, attuale presidente della Simti, che è intervenuto su DonatoriH24 confermando che nell’ultimo anno non ci sono state assunzioni per i reparti trasfusionali e che la situazione continua a essere la stessa che, come detto, è stata portata a una maggiore sofferenza anche dalla pandemia di Covid-19.
Il dott. Fiorin ha spiegato: “I concorsi per le posizioni di medico trasfusionista sono sempre pochi e le persone che vi partecipano sono sempre meno; la domanda degli ospedali per trovare personale specializzato è tanta e l’offerta bassa”.
Il medico ha indicato delle soluzioni pratiche sostenendo che l’organo di competenza per l’attuazione di modifiche strutturali al percorso di trasfusionista sarebbe il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, “il quale dovrebbe cominciare a prevedere una scuola di medicina specifica per i trasfusionisti, oppure decidere se fare come si faceva una volta, quando la formazione all’interno degli ospedali veniva riconosciuta come specializzazione”.

La proposta della Fnomceo: “Interessante aprire un tavolo con Simti e Università”

La Fnomceo è già attiva insieme al Ministero dell’Istruzione per creare un percorso formativo che conduca gli studenti all'interno di un percorso di medicina, per poi inserire personale medico specializzato in chirurgia e odontoiatria in quei reparti dove manca.
A proposito della questione della carenza di personale trasfusionista, Roberto Monaco, segretario generale della Fnomceo, ha risposto: "È vero che a tutt’oggi non esiste una specializzazione e che possono accedere ai Servizi Trasfusionali medici con varie specialità: dalla ematologia alla biochimica, dalla patologia clinica alla chirurgia, dalla medicina interna alla genetica e – ha continuato – non essendoci una specializzazione specifica, essere trasfusionista non è in genere la prima scelta degli specialisti delle diverse branche, che in primis cercano di fare i clinici o comunque di applicare la loro specializzazione nell’ambito cui è destinata”.
Il dirigente ha espresso un'ulteriore argomentazione per cui effettivamente la questione è rilevante per colleghi, medici e pazienti: “La mancanza della specializzazione specifica rende per forza di cose meno approfondito il livello di conoscenza di immunoematologia, con conseguenti difficoltà”.
Da tutto questo si arriva alla proposta di aprire un tavolo di discussione con la Simti e con l’Università.

La situazione del mondo trasfusionale secondo la Fnomceo

Roberto Monaco ha spiegato che la situazione sul territorio nazionale per ciò che riguarda i Sistemi Trasfusionali riscontra diverse differenze, per questo sarebbe necessario che fossero più uniti e organizzati anche per aumentare la raccolta sangue e plasma. Il numero di donatori sarebbe sufficiente se i Servizi Trasfusionali facessero rete, ma il livello nazionale è a macchia di leopardo con alcune regioni più virtuose e altre più in difficoltà. Con un sistema così squilibrato è più complesso giungere a delle soluzioni efficaci per tutti, ma con un confronto costruttivo tra le parti chiamate in causa, se ne vedrebbero i frutti positivi.

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