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Covid-19 e plasmaiperimmune: sì, ma...

In questi giorni su WhatsApp e Facebook stanno circolando diversi messaggi e video inerenti la cura di chi è affetto da Covid-19 con il plasmaiperimmune donato da soggetti guariti dal Coronavirus.

Con queste righe facciamo chiarezza perchè diversi messaggi contengono inesattezze, critiche e attacchi nei confronti di chi, all’interno della comunità scientifica, preferisce rimanere prudente sulla reale efficacia della sperimentazione con il plasma iperimmune.

Durante la sperimentazione si è dimostrato che in molti casi il plasma è efficace grazie agli anticorpi presenti nei soggetti guariti. Con il plasma prelevato si somministrano nei pazienti anche sostanze non necessarie per il trattamento di determinate patologie, quindi, è necessario ancora studiare quali siano gli anticorpi efficaci, isolarli, purificarli per poi somministrare solo quelli in dose controllata e farmacologica. È comunque importante sottolineare che questo approccio ha dimostrato che il plasma contiene degli elementi che funzionano contro il virus e lo neutralizzano.
Inoltre, la sperimentazione non ha ancora finora chiarito quanto duri la produzione di anticorpi immuni nei guariti e, pertanto, contare sulla disponibilità crescente di soggetti donatori è un eccesso di fiducia.

L'associazionismo del dono del sangue, insieme al mondo scientifico e al Centro Nazionale Sangue, sta seguendo con molta attenzione l’evoluzione dello studio di questa importante opportunità. Al momento, però, è necessario mantenere la calma per non creare false aspettative.
Occorre del tempo perchè i medici acquisiscano con metodo scientifico le varie informazioni necessarie per capire quali siano le forme di trattamento ideali per i pazienti.
Ecco perchè per ora la comunità scientifica mantiene un atteggiamento prudente sulla completa efficacia della sperimentazione con il plasma iperimmune per curare i malati di Coronavirus.

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