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Plasma contro il Covid-19: prematuro trarre conclusioni

Appelli su Facebook, catene di Sant’Antonio via WhatsApp, cellulari dei presidenti sezionali tempestati di domande di chiarimento. Anche a Verona è iniziato lo studio di una cura anti Covid-19 con plasma da convalescente (il cosiddetto “plasma iperimmune”) e la notizia è rimbalzata su tutti i canali. Con tanto di messaggi complottistici per cui ci sarebbe addirittura un piano per avversarne l’impiego.
In queste ore sono moltissime le richieste di informazioni arrivate ai donatori di sangue di Fidas Verona, associazione che nella nostra provincia conta 12mila volontari.

«Da pochi giorni Verona, come tutto il Veneto, partecipa allo studio avviato a Padova; l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata della nostra citttà ha attivato un numero di telefono di riferimento per persone che intendono donare dopo la guarigione ­– ricostruisce la presidente di Fidas Verona, Chiara Donadelli –. Noi, così come le altre associazioni di donatori di sangue, siamo stati informati dello studio, senza però essere coinvolti come parte attiva: ci limitiamo quindi a dare informazioni corrette a chi ce le chiede, perché quando si parla di sangue e plasma alle persone viene naturale rivolgersi a noi. Molti vogliono verificare se gli appelli che circolano via messaggio o sui social network sono veri; altri si fanno avanti per donare, senza sapere però quali sono le condizioni per poterlo fare. Ci teniamo quindi a fare un po’ di chiarezza».
«Capiamo che l’ondata emotiva legata a una possibile cura spinga molte persone a veicolare questo messaggio col passaparola, ma ricordiamo che si tratta ancora di uno studio – prosegue la presidente –. Studi per terapie con il plasma da convalescente sono stati condotti, sia in passato che di recente, durante le pandemie di Sars ed Ebola, con risultati incoraggianti: speriamo che questo nuovo studio possa risultare efficace per i malati di Covid-19, ma è prematuro trarre conclusioni. Al momento mancano evidenze scientifiche sufficienti a garantirne l'efficacia, anche se tutti ovviamente ci auguriamo possano arrivare».
Ad esempio, non ci sono ancora certezze su quanto duri la produzione di anticorpi immuni nei guariti – sfruttati dalla plasmaterapia – e la comunità scientifica è divisa. «La situazione è in rapido divenire e dobbiamo aspettare con fiducia le risposte della scienza, che troverà anche un vaccino capace di sconfiggere il Sars-Cov-2 – conclude la presidente di Fidas Verona –. Nel frattempo, invitiamo tutti coloro che hanno voglia di sentirsi utili a compiere un gesto gratuito e dalla validità assicurata: donare il sangue. Da anni noi associazioni siamo in prima linea per promuovere il dono e per garantire agli ospedali il fabbisogno di sacche giornaliero: è un impegno che richiede molta organizzazione. Ed è l’opposto dell’agire in modo individuale sulla scia di ondate emotive: comprensibili umanamente, ma poco efficaci al fine di garantire il funzionamento ottimale del sistema sangue».

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